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Crisi bancaria, l’ora di scegliere

Durante il mese di marzo è emerso chiaramente che avere un portafoglio investito in titoli bancari non rappresenta sempre una scelta ottimale. Per qualche giorno è sembrato l’inizio di una nuova crisi finanziaria, sul modello di quella del 2008. Tutto è iniziato con il fallimento a sorpresa della Silicon Valley Bank, che ha subito, più di altri istituti, il peso dei significativi rialzi dei tassi della Federal Reserve, cui hanno fatto seguito importanti prelievi da parte dei correntisti. Come sempre, quando una banca mostra segnali di debolezza, tutto il settore ne risente.

Pochi giorni dopo, Credit Suisse nel mirino

Dopo SVB, è stato il turno di Credit Suisse. L’istituto svizzero, grazie all’operazione straordinaria che ha determinato l’acquisizione da parte di UBS, è però riuscito a proteggere parte del capitale azionario. Silicon Valley Bank e Signature Bank hanno invece visto le loro riserve quasi azzerate in soli due giorni. In Europa il timore di una nuova crisi si è insinuato dopo i segnali di un possibile default di Deutsche Bank, istituto in difficoltà da anni.

Il settore bancario in difficoltà nel 2023?​

Alcuni economisti evidenziano come l’attuale rapporto rischio/rendimento dei titoli bancari non sia particolarmente attrattivo. In effetti, il settore bancario continua a utilizzare in maniera eccessiva la leva finanziaria, con un rapporto di circa 1 euro di capitale a fronte di 20 euro di finanziamenti concessi. Inoltre, è emerso chiaramente durante questa turbolenta parentesi d’inizio 2023 come una banca possa scomparire in appena 48 ore in caso di corsa agli sportelli dei correntisti, anche quando i risparmi dei clienti sono investiti in titoli conservativi, quali le obbligazioni del governo statunitense, come insegna la vicenda di Silicon Valley Bank. Pertanto, anche una gestione prudente non evita il rischio di default bancario. Gli istituti bancari rimangono infatti in ogni caso altamente esposti a una corsa agli sportelli improvvisa e inaspettata. Per questo, prima di investire in titoli bancari, è bene analizzare a fondo gli scenari futuri e individuare chi uscirà vincente da questa crisi. Meritano sicuramente attenzione le banche neocostituite caratterizzate da una forte componente fintech, che hanno registrato una crescita importante negli ultimi due anni.
“È importante investire il proprio patrimonio presso banche che non si rifinanziano sui depositi dei propri clienti”
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Scopri i 5 errori più comuni commessi dagli investitori

Verso una pausa nell'aprile 2023?

Si dice che al peggio non c’è mai fine. Tanti investitori si stanno interrogando: i casi SVB e Credit Suisse hanno eliminato gli istituti più deboli dal settore, o siamo all’inizio di una nuova grande crisi bancaria? Quest’incertezza rende ancora più importante proteggere il proprio patrimonio presso banche che non si rifinanziano attraverso i depositi dei propri clienti, privilegiando investimenti in società con fondamentali solidi, piuttosto che in prodotti bancari o titoli di Stato.
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Requisiti di conformità

Queste parole, balzate agli onori delle cronache durante la crisi del 2008, riaffiorano durante queste settimane, all’interno di un più ampio dibattito che comprende gli stress test e gli accordi di Basilea III. La crisi bancaria del 2023 ha rivelato che le autorità di regolamentazione hanno nuovamente sottovalutato il rischio sui depositi non garantiti. Ciò ha costretto la Federal Reserve a mettere rapidamente in atto una soluzione di emergenza, che consenta alle banche di accedere a delle linee di credito dedicate in caso di carenza di liquidità. La banca centrale statunitense, alle prese con la lotta all’inflazione e i salvataggi bancari, dovrebbe interrompere il ciclo di aumento dei tassi. Le rinnovate criticità del settore bancario nel mese di marzo, con un conseguente aumento del costo del denaro e un rallentamento nella concessione del credito, dovrebbero in tal senso aiutare a contenere l’inflazione.

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